Due parole sul Covid-19

Il mondo, anzi la nostra storia, che lo vogliamo o meno, è nel pieno di una rivoluzione. Rivoluzione è una parola strana: di consolante e anche un po’ paradossale c’è che la sua etimologia significa ritorno. Si usa ancora in questo senso ad esempio in astronomia per indicare il moto di un corpo celeste. La lingua ci svela che le rivoluzioni sono un ritorno a un ordine precedente. È quasi rassicurante, oppure sconsolante, dipende da che tipi siete. Di meno rassicurante per tutti c’è che se anche ritornassimo a quello che intendevamo prima come “ordine” o “normalità”, non passerà molto tempo prima di ritrovarci di nuovo in una situazione di estrema crisi ambientale simile a questa. Secondo tutta la comunità scientifica il Covid-19 è legato a stretto filo con il cambiamento climatico, con lo sfruttamento delle risorse, con la nostra avidità e con un sistema ormai non più sostenibile. È il terzo corona virus in vent’anni dopo Sars e Mers, è davvero un ultimatum e se non ripensiamo totalmente il nostro sistema non esisterà più nessuna normalità a cui tornare, ma un futuro da film distopico, da puntata di Black Mirror.

Ad oggi nessuno è davvero in grado di prevedere la portata dei danni economici, che questa pandemia porterà con sé. Danni economici, ma anche pericolose corruzioni nel tessuto della democrazia: guardiamo all’Ungheria in cui Orban è stato proclamato dittatore de facto. Pandemia. Questa è greco antico: pan demos, tutto il popolo. Eppure, nel pieno di una parola che ci sta urlando contro tutto il popolo, continuiamo a pensare ai confini, agli stati nazionali, alle frontiere, alle regioni, alle province giù fino ai nostri cortili atomizzati, slegati. È paradossale: ci ha separato una parola che significa tutto il popolo. E ognuno è occupato nel proprio orticello ormai marcescente, a difendere non si sa bene nemmeno più che cosa.

Una volta eravamo tutti uguali di fronte a Dio, oggi siamo tutti uguali di fronte al virus. Cioè siamo una specie, degli animali, che si prestano anche piuttosto bene purtroppo, alla replicazione del virus.

Cos’è un virus? È un essere vivente? Anche questo nessuno lo sa. Perché nessuno è ancora stato in grado di dire dove comincia la vita. Basta una striscia di dna, oppure c’è bisogno anche di cellule in grado di moltiplicarsi autonomamente? Ci consideriamo boriosamente così evoluti a livello scientifico, ma non sappiamo nemmeno se un animale abbia una coscienza, siamo ancora molto indietro in questo genere di problemi.

E il Covid-19 punta il dito proprio su questo problema qui. Sulla nostra vanagloria, sulla nostra arroganza. Perché? Perché ci ha reso manifesto tutte le gravissime mancanze della filosofia, dell’ideologia, con la quale stiamo affrontando questo secolo. Cioè che il progresso tecnologico e scientifico corrisponda a un progresso umano e morale. Siamo portati a pensare che ci basti avanzare a livello tecnologico per essere persone migliori: niente di più sbagliato. In questi giorni stiamo tutti seguendo i virologi più famosi su Twitter e Facebook, ed è cosa buona e giusta naturalmente. Ma chi li ascoltava l’anno scorso, quando sono morti 200.000 bambini in zone del mondo da noi mai considerate, uccisi da virus banali come un raffreddore soltanto perché non avevano accesso all’acqua potabile?  Nessuno, nemmeno io. Come tutti voi che mi state leggendo. Le nostre case, la nostra connessione internet, persino la nostra cultura occidentale è costruita sull’imperialismo, sulle guerre, sul consumismo, su una serie di allevamenti intensivi che se fino a ieri ci facevano trovare tutti gli hamburger che volevamo oggi come contorno ci ha portato un nuovo Corona Virus.

Il corona virus deve insegnarci qualcosa, è inutile nascondersi dietro la solita retorica. Sì, dobbiamo imparare, perché questa è storia e la storia serve ad imparare. In questo caso ad imparare che senza un progresso morale il progresso tecnologico è totalmente inutile. Guardate l’inizio della pandemia. Guardatevi i video di Trump che voleva incasellare il virus soltanto come un problema cinese. Guardate Boris Johnson, che all’inizio aveva proposto praticamente un genocidio. Guardate la politica italiana dell’inizio nella sua totalità, aperto tutto, non ci fermiamo. Guardate le nostre reazioni all’inizio quando la gente in Cina stava già morendo. Ilarità, scherno, meme, tanto a noi non tocca. Il caso di Boris Johnson poi è emblematico. C’è una famosa ode di Orazio che dice: La pallida morte bussa alle capanne dei poveri come alle torri dei re. Come dire corri corri che tanto non scappa nessuno. E il Corona Virus è già una piccola morte di per sé se ci pensate. Che ci sia poi morte effettiva o meno. Cioè il Corona ha un effetto di livellamento psicologico. Forse più forte del livellamento della morte, perché è immediato. Se anche il primo ministro inglese, in teoria l’elite dell’elite dell’elite, non è riuscito a scampare al contagio, cosa ci deve dire questo?

Che siamo tutti esseri umani, siamo tutti sulla stessa barca. Quello che sta facendo il virus è rendercelo chiaro, perché siamo stupidi e prima da soli non ci siamo arrivati. Abbiamo bisogno come l’aria di una nuova sensibilizzazione globale. Abbiamo bisogno di un vaccino intellettuale. Abbiamo bisogno di capire che se io, occidentale, vado in Amazzonia e stermino acri su acri di foresta questa cosa ha un effetto non soltanto sul locale ma mondiale. Che se io continuo a fregarmene della raccolta differenziata, dell’inquinamento, della plastica, se continuo a mangiare carne tutti i giorni questa cosa ha un effetto, e anche grosso. È il famoso battito d’ala di una farfalla che scatena un uragano da un’altra parte. È tutto collegato, ma non come credono i complottisti, è tutto collegato nel senso che facciamo parte di un sistema isolato, chiuso. Abbiamo bisogno di capire che tutte le divisioni tra culture, razze, e classi sono la scia velenosa di un secolo che ci siamo portati dietro come un cancro e che ci sta uccidendo. E ci sta uccidendo tutti e non metaforicamente e non in un futuro lontano ma adesso, qui. L’ordine che pensavamo di avere prima, non era normale. Era sconsiderato e letale. E adesso ce lo sta dimostrando.

E allora eccola la rivoluzione, la storia, il ritorno. E non parlo di politica, parlo di anima. Parlo di solidarietà, di impegno sociale. Se non ridiamo quello che abbiamo preso, se non costruiamo strutture medico ospedaliere nelle zone in cui queste strutture non ci sono perché nei secoli scorsi gli abbiamo preso tutto noi con la forza e il sopruso, la prossima epidemia potrebbe essere peggiore di questa. Non ha nessun senso logico, al di là delle ideologie, chiudersi nel proprio orticello. Siamo globalizzati, ma solo a livello di consumi, non a livello mentale. Ogni volta che vado al sushi e mi mangio trenta rotoli con l’avocado dentro e faccio una storia su Instagram dovrei chiedermi invece: quell’avocado da dove viene, quanta strada ha fatto, con cosa, quanto è costato a livello di sostenibilità?  E questo è solo un piccolo esempio. Quando mi mangio una bistecca, in un sistema del genere, io sto facendo male al pianeta e a me. Primo perché l’allevamento intensivo è la roba più inquinante che ci sia, secondo perché pensate alle migliaia e migliaia di polli ammassati no in quel genere di allevamento. A me può anche fregarmene dei polli e dei pulcini triturati vivi, però mi frega del fatto che gli ultimi tre Corona Virus in meno di vent’anni abbiano fatto un salto di specie dall’animale all’uomo. Ogni allevamento intensivo, oltre a inquinare tantissimo, è un potenziale focolaio di una nuova epidemia Andrebbero vietati per legge da quanto fan male a tutti.

Dobbiamo capire che se abbiamo voluto e continuiamo a volere una globalizzazione del consumo, dobbiamo investire in una globalizzazione dell’etica. Dobbiamo rinunciare a qualcosa perché l’altalena karmica sulla quale siamo seduti è troppo sbilanciata e ci sta mandando tutti quanti con il culo a terra.

Crisi significa scelta in greco, Pandemia, Pan demos, tutto il popolo. Una scelta di tutto il popolo. Sembra una parola bella no? E allora perché non una pandemia intellettuale. Una pandemia filosofica. Che non significa studiarsi tutta la storia della filosofia. Significa semplicemente capire tutti, e una volta per tutte che siamo un unico popolo sotto un unico cielo sopra un’unica terra che è di tutti e che non si scappa da qui se non ci aiutiamo a vicenda.

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