HOST MILANO 2019, Più che una fiera un food challenge!

L’abbiamo deciso un po’così, senza sapere bene cosa fosse Host Milano 2019. Di solito quando andiamo a Rho Fiera andiamo per il Viscom, un convegno internazionale di comunicazione visiva.

Ora, dovete sapere che io e Denny abbiamo appena avuto un bimbo, si chiama Jamie e in un mese di vita si è già fatto l’inaugurazione di un locale e tutti i giorni in ufficio con noi. Quindi per farlo crescere come un vero draghetto del marketing abbiamo deciso di portarlo con noi anche a Host. Il problema numero uno nell’avere un figlio di un mese?

Esatto. Scordatevi di dormire.

Però il treno alle nove del mattino da Torino Porta ci sembrava una soluzione abbastanza comoda e soprattutto fattibile.

Ci sembrava.

Jamie non era tanto dell’idea e la notte prima ci ha fatto fare un after che neanche al Berghain di Berlino. Puntiamo la sveglia per le otto, ma la puntiamo quando sono più o meno le cinque e mezza del mattino.

Naturalmente quando arriviamo a Porta Nuova il nostro treno per Rho Fiera sta già facendo Ciuf Ciuf e ci tocca aspettare quello successivo. Partiamo bene.

Ma arriviamo, anche se con un’oretta di ritardo sul programma.

Allora, se c’è una parola per descrivere Host Milano, questa parola è GIGANTESCO.

18 padiglioni, più di 2000 stand, per visitarla tutta servono davvero tutti e quattro i giorni della fiera.

Considerata la vastità della scelta ci fermiamo… al primo padiglione che ci capita, quello del bakery.

Prima cosa positiva che abbiamo notato?

Bon, ammettiamolo, di solito le fiere sono una rottura di palle. Te ne stai lì allo stand comunicazione a fare due chiacchiere, butti l’occhio a quell’aziendina interessante lì, vedi se è possibile instaurare un qualche genere di collaborazione là, ma l’unico punto degno di nota di solito è la zona bar.

Ecco, Host Milano è una GIGANTESCA ZONA BAR.

Alla fine le aziende vanno lì per mostrare ai buyer la qualità delle loro attrezzature, per cui è una cornucopia continua di cibo, sempre e ovunque.

Quando Denny ha capito l’antifona, si è lanciato come un kamikaze sullo stand di un’azienda che promuoveva forni da pizza. Ma non è che ti facevano vedere il forno e basta, questi sfornavano tranci su tranci e per tutti i gusti. E con il fatto che tutti gli stand proponevano cibo, non trovavi nemmeno troppa coda. Praticamente il paradiso dello scrocco!

Da buon padre di famiglia, Denny ha procurato pizza per tutta la famiglia. Tre volte.Pieni di carboidrati, abbiamo deciso che era arrivato il momento del caffè. Quindi usciamo dalla zona bakery per cercare il padiglione adatto.

Ora, la fiera è organizzata molto bene, è veloce e smart, la disposizione degli stand è ben ponderata.Però non potete mettere il padiglione dei gelati tra quello del bakery e quello del caffè!Cioè hai un padiglione immenso di gente che continua a miscelare creme, cioccolata e quant’altro. E infatti ci siamo cascati con tutte le scarpe.È tipo la casetta di dolciumi della strega nel bosco, come fai a non fermarti?

Qui Denny, che forse era già in delirio iperglicemico è letteralmente IMPAZZITO. Per fortuna che Jamie non può ancora camminare da solo perché altrimenti avrei dovuto badare a due bimbi scatenati all’idea di mangiarsi tutto il gelato possibile. La cosa più assurda di Host poi è questa. Penserete che visto che è tutto gratis, le porzioni che vi danno siano degli assaggi, giusto per testare il prodotto.Lo pensavo anche io. Poi ho visto Denny tornare da uno stand con un sorriso a 56 denti e una coppa maxi di crema con cioccolato fuso sopra.

Ma quanto te l’hanno fatta pagare?

No amore non hai capito (con gli occhi a cuoricino tipo manga) è GRATIS.

Apriti cono.

Primo gelato lì (buonissimo), quindici metri stand Fabbri, altro gelato (grande). Venticinque metri altro stand (Frigomar) altri DUE gelati.

Suggerimento per gli organizzatori: l’anno prossimo per favore invitate anche lo stand Brioschi.

A quel punto Denny stava rischiando seriamente l’indigestione e quindi, anche se un po’a malincuore, ci siamo diretti verso il padiglione del caffè.

 

Solito stand Lavazza esorbitante, con delle macchinette da ufficio super tecnologiche dove se volevi ti facevano pure un macchiato caldo tazza fredda latte di soia poca schiuma e un balletto.

Girando per gli stand un po’più piccoli poi abbiamo trovato questa azienda fichissima che produce capsule per Louis Vuitton. Produce capsule esclusivamente per Louis Vuitton. Vabbè, altro tipo di gente. Piccolo appunto: tutti i venditori, nonostante noi mettessimo subito in chiaro che ci occupavamo di marketing e non eravamo lì per comprare, sono stati gentilissimi e pronti a raccontarci vita morte miracoli e curiosità dei loro prodotti.

 

Alla fine siamo finiti davvero a lavorare (quasi) parlando di marketing con il proprietario di Spillo, un’azienda di Vercelli che si è inventata un nuovo mood per il caffè freddo: te lo spinano direttamente tipo birra, ed è buonissimo.

Caffè alla spina? Sì grazie!

 

Unica nota negativa, verso le tre del pomeriggio la maggior parte degli stand stava già smontando. Voglio dire se sei in fiera sei in fiera e ci rimani fino all’ultimo.

In generale però esperienza incredibile, da ripetere sicuramente l’anno prossimo con più tempo (e digiunando per i tre giorni precedenti) e organizzazione.

A proposito di organizzazione. Se il treno d’andata l’abbiamo perso, il treno di ritorno… si è rotto.

Grazie Trenitalia come sempre.

Alla fine siamo tornati a Torino a tarda sera, l’ora di cena era già passata ma, beh, non ce ne siamo nemmeno accorti.

Desi, Madness Experience

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