“Possiamo salvare il mondo prima di cena”. L’ultimo (fondamentale) libro di Jonathan Safran Foer

Molti tendono ancora a liquidarla come fake news, ma il cambiamento climatico è la minaccia più concreta e reale che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi anni, non secoli o decenni, mettiamocelo in testa: anni. Piogge torrenziali sempre più violente seguiti da gravi periodi di siccità e conseguente diminuzione di riserve idriche; incendi spaventosi dalla Siberia all’Amazzonia; oceani devastati dalla plastica: non è lo scenario di un film distopico, è la realtà che ci siamo costruiti in un secolo di abusi.

Jonathan Safran Foer è uno che di questi temi si interessa molto, e ha passato gli ultimi tre anni della sua vita a documentarsi per scrivere il suo nuovo saggio “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” Ed. Guanda. (Titolo inglese, per chi fosse interessato: “We Are the Weather: Saving the Planet Begins at Breakfast”).

La domanda principale che il libro si pone è questa: è indubbio che il cambiamento climatico esista e sia una minaccia immediata. Ma allora, perché non riusciamo a crederci? E soprattutto, perché non riusciamo ad agire?
Foer argomenta: il problema principale sta nella narrazione. Quella del cambiamento climatico semplicemente non sarebbe una storia abbastanza affascinante per coinvolgerci.

“Per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh nel libro La grande cecità: “La crisi climatica è anche una crisi della cultura, e pertanto dell’immaginazione”. Io la definirei una crisi della capacità di credere.”

Se ci pensate, ogni cosa è una storia. Ogni cosa è ciò che ci raccontiamo di quella cosa. Dalle religioni alla sfera più intima. Tutto è relativo in base a come ce lo dipingiamo. E il problema del clima, così lontano ed etereo e impalpabile nonostante lo sperimentiamo effettivamente ogni giorno, non ha un protagonista abbastanza forte da prenderci e farci appassionare.

Questo libro è la risposta di Foer al problema dell’affabulazione. Il saggio infatti non si compone soltanto di freddi dati scientifici o previsioni sul futuro prossimo. Lo scrittore americano mescola al suo interno ricordi personali, storie della sua famiglia, aneddoti, mettendo in campo tutta la sua tecnica e abilità narrativa per cercare di dare alla crisi climatica una veste avvincente. C’è persino un capitolo chiamato “Disputa con l’anima”, in cui l’autore dialoga con se stesso. Tutto per convincere infine i suoi lettori a fare definitivamente qualcosa per salvare davvero il mondo

Cosa? Ad esempio c’è il problema della carne.

Il consumo di carne animale è uno dei punti su cui Foer insiste di più. Non tanto sul piano etico, quanto su quello del consumo energetico necessario affinché la bistecca che mangiate finisca sul vostro piatto.
L’industria della carne è infatti una di quelle più inquinanti sul pianeta. Però qui sorge un problema. Ed è il problema del desiderio. Come si può rinunciare a un piacere immediato per un bene superiore così lontano e apparentemente poco concreto. Sembrerebbe quasi un atto di fede, e la nostra società gli atti di fede sembra averli relegati in un angolino. Qui Foer fa due cose: prima di tutto fornisce dati reali. Attraverso una serie di tabelle precise mette nero su bianco il consumo effettivo di CO2 degli allevamenti industriali. E sono dati che spaventano. Seconda cosa, se la gioca sul lato, come dire, zen.

Quello che dice Foer è: Ok, parliamoci chiaro. Mangiarsi una bistecca è mangiarsi una bistecca. È gustoso, è un’esperienza di piacere e tutto quanto. Ma è un piacere effimero. Una volta che la bistecca sarà mangiata non vi rimarrà nulla di quel piacere, che svanirà fino alla prossima bistecca e alla prossima ancora, come una nevrosi o una coazione a ripetere. Mentre invece il piacere della rinuncia, il piacere dell’astinenza è qualcosa di molto più duraturo e soddisfacente. Sapere di aver fatto qualcosa di buono, per sé, per i propri figli o per la propria specie – anche solo limitare il consumo di carne al weekend ad esempio – produce un’ondata di serotonina più stabile e permanente. Insomma, cerca di battere il piacere sul suo stesso campo. E nel libro, supportato da una serie di dati terrificanti per il futuro del nostro pianeta, ci riesce.

Questo è un libro che porta un messaggio doloroso, forse scoraggiante, ma che allo stesso tempo è pieno di fiducia e ottimismo nel genere umano. Una profonda riflessione sul sacrificio, sul confine che esiste tra sacrificio e semplice rinuncia.
Un invito sentito, uno sforzo di ricerca immane da parte di qualcuno che si è stancato di non agire, e l’ha fatto tramite quello che sa fare meglio, scrivendo. E scrivendo entra dentro le corde emotive del lettore, che si sente spronato e giustificato in una battaglia che necessita di essere combattuta singolarmente, da ognuno di noi. Un’opera fondamentale del nostro tempo, una sferzata all’indifferenza con una domanda tutto sommato semplice, ma tanto semplice quanto terribile:

“Dov’eri tu, quando è arrivata l’ ora di fare qualcosa?”

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