Non frutto, non verdura: il pomodoro sa soltanto quello che non è [Ristorante Tre da Tre]

IL POMODORO: NON FRUTTO, NON VERDURA, SA SOLTANTO QUELLO CHE NON È

È nato prima l’uovo o la gallina?

Esiste un Dio o tutto quanto è nato dal caos?

Qual è il senso della nostra esistenza sulla terra?

Ma soprattutto, il pomodoro è un frutto o una verdura?

La situazione è questa: siete a tavola, a casa o al ristorante, e state festeggiando qualcosa: una laurea, un compleanno o una festa comandata, e c’è il solito zio un po’alticcio che vi vede inforcare un pachino e portarvelo alla bocca. State per gustarvelo quando dal nulla: Uè, ma il pomodoro secondo te è un frutto o una verdura?

Ed eccolo il dubbio che si insinua e si arrovella e non vi fa dormire per una serie di notti passate a fissare il muro in cerca di una risposta esistenziale che, beh, non c’è.

Perché (spoiler) il pomodoro è sia un frutto che una verdura. Ma allora cos’è? Un verfrutto? Una fruddura?

È un po’ come quando ai primi del novecento i fisici hanno scoperto che l’elettrone è sia una particella che un’onda: il pomodoro va oltre la capacità di comprensione umana.

La querelle sul pomodoro nasce circa 130 anni fa, più precisamente il 10 maggio del 1893, e come quasi sempre accade quando si discute di qualcosa, c’entrano i soldi.

La legge sulle tariffe doganali degli Stati Uniti infatti prevedeva una tassa molto alta su tutte le verdure importate, mentre la frutta non rientrava sotto questa legislazione. Fu una legge contestatissima, che prese il nome di “Legge Bastarda”.

Il pomodoro finì così al centro della disputa, proprio per la sua ambiguità. Botanicamente parlando infatti è un frutto, visto che nasce tramite la fecondazione dell’ovario della pianta. Culturalmente però, è sempre stato servito a cena come contorno e mai in quanto dessert come avviene con il resto della frutta.

Così, per ciò che concerneva la dogana, essendo consumato come verdura il pomodoro rientrava evidentemente nella categoria da tassare. E in effetti anche la Corte Suprema decise per questa via, scatenando un dibattito che dura tuttora.

Questa contesa non è l’unico dibattito che il povero pomodoro ha dovuto affrontare.

Pensate che in Europa tra ‘700 e ‘800 si pensava addirittura che fosse velenoso. Venne addirittura soprannominato “mela avvelenata”. Perché? Si pensava che gli aristocratici si ammalassero e morissero dopo averlo consumato. In realtà, come nei migliori gialli, per individuare il colpevole di questi crimini c’era bisogno di pensiero laterale: il problema non era il pomodoro, ma i piatti in cui veniva consumato.

I ricchi europei erano infatti soliti consumare i loro pasti su piatti di peltro, un materiale che presenta elevatissime quantità di piombo. I pomodori, essendo molto acidi, se serviti su questo tipo di piatti, filtrano il piombo, assorbendolo, e di conseguenza causando un avvelenamento da piombo a chiunque ne mangiasse. La brutta fama del pomodoro è dovuta anche a una sostanza che secerne come pesticida naturale a bassa tossicità, la solanina.

Bisogna aspettare il 1880 e l’ingegno dei napoletani per riportare in auge il pomodoro. Come?

Con la pizza naturalmente!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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