CAFFÈ, ALLE ORIGINI DEL MITO [Caffè Camarca]

Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo e, soprattutto per noi italiani, una sorta di religione. Per alcuni è inimmaginabile iniziare la giornata senza mettere il naso su una tazza nera fumante.

Siamo così abituati a vederlo e consumarlo che pensiamo di conoscerne tutti i segreti. Ma è davvero così?

Ad esempio:

PERCHÈ IL CAFFÈ SI CHIAMA CAFFÈ?

“Caffè” è una parola le cui radici sono comuni in praticamente tutte le lingue europee: in un qualsiasi bar dell’Unione voi pronunciaste questa parola all’italiana vi capirebbero (meglio dire “espresso” però, fidatevi). La storia del nome inizia intorno all’anno Mille. Un gruppo di mercanti turchi tornarono dal Nord Africa con un paio di sacchetti pieni dei chicchi di una pianta da cui gli africani ottenevano una strana bevanda: la “qahwa”, il cui significato letterale è “che non permette di addormentarsi”. I turchi tradussero “qahwa” in “kahve”, e il resto, come si dice, è storia.

Un’altra teoria invece vuole che il nome derivi da “Caffa”, una regione dell’Etiopia dove le piante di caffè crescono spontaneamente. In realtà, quando nel XVII secolo iniziò a diffondersi nel vecchio continente, il caffè era conosciuto come “Vino d’Arabia” oppure “Bevanda del diavolo”, a causa della condanna con cui la Chiesa Cattolica lo aveva bollato, viste le sue proprietà eccitanti.

 

STORIE E LEGGENDE DENTRO UNA TAZZINA

La più famosa è quella del “monastero”. Si narra che uno dei monaci del Monastero Chehodet, nello Yemen, venne a conoscenza che alcune capre e cammelli erano soliti non dormire la notte quando ingerivano certe bacche che crescevano lì attorno. Con l’idea di restare sveglio e pregare più a lungo, il monaco raccolse queste bacche preparandone un’infusione, scoprendo così una tisana scura ed energizzante.

Un’altra leggenda parla di un incendio propagatosi lungo un vastissimo territorio in Etiopia, completamente ricoperto di piante spontanee di caffè. L’incendio funse da vera e propria torrefazione naturale gigantesca, e sparse l’aroma dei chicchi bruciati per chilometri e chilometri attorno. Gli uomini, inebriati dal profumo, ritentarono poi l’esperimento in scala più piccola, dando vita alla nota bevanda.

Persino nell’Odissea di Omero si trova un riferimento al caffè. Viene descritta come una bevanda “Utile contro i dispiaceri, i rancori e la memoria dei dolori”, qualcosa insomma che oltre a energizzare aiuta anche a smettere di piangere. E in effetti c’è un riscontro scientifico. Pare infatti che le ghiandole lacrimali vengano bloccate quasi all’istante dall’assunzione di caffeina. Quando nel IV canto incontriamo Telemaco e i suoi compagni disperati per la sparizione di Ulisse, Elena di Troia fa preparare per loro una miscela speciale di vino e caffè, avendone ricevuto in dono dei chicchi dalla regina d’Egitto, con l’intento di rallegrare la ciurma.

In Italia invece dobbiamo aspettare il 1640 per bere il primo caffè in una piccola bottega veneziana. Il successo però fu immediato e la bevanda si diffuse a tutta la penisola, diventandone presto una tradizione e un segno di riconoscimento.

 

Anche se, contrariamente a quello che di solito si crede, non siamo tra i

PAESI CHE CONSUMANO PIÙ CAFFÈ AL MONDO

Nonostante l’Espresso italiano rimanga un must, in cima alla classifica di consumo di caffè pro capite si trovano paesi insospettabilmente… nordici.

I primi sono i Paesi Bassi con 2,4 tazzine a testa al giorno in media, seguiti da Finlandia, Svezia e Danimarca. Noi italiani invece non ci avviciniamo nemmeno alla testa di questa speciale classifica: con 0,33 tazzine a testa al giorno siamo infatti 42esimi.

Come a dire: pochi, ma buoni!

 

 

 

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